La Danza Segreta delle Yogini. Il tempio di Hirapur

Danza segreta_cop http://www.venexia.it/libri/le-civette/la-danza-segreta-delle-yogini-il-tempio-di-hirapur/

Recensioni Presentazioni Segnalazioni

 

Recensione di Mariagrazia Pelaia

http://www.cucinaecozoica.com/cucina-ecozoica/doni-ecozoici-per-il-solstizio-invernale-2015-yule.php

Rivista Yoga Journal Italia

Marzo 2015

http://epubook.net/yoga-journal-italia-marzo-2015/

nextek

EmanuelaCellaFerrari

http://www.spaziofatato.net/recspagna.htm

“E’ un racconto fiabesco in cui spiritualità sacra e magia si uniscono insieme: un libro che vale la pena di conoscere.”

 
RE NUDO
Trimestrale Telematico Per l’Evoluzione dell’Essere,
N.27 Inverno 2015
Estratti del libro sono stati pubblicati sulla rivista 

Re Nudo completa copia

 

Sala Conferenze del Rettorato – Università del Salento

20 Gennaio 2015

Presentazione del libro e conferenza

“SHAKTI Il principio femminile in India”

Relatori: F. Schialpi, R.M.Cimino, L. Spagna, P.Pacciolla

Presentazione rettorato

Luciana Percovich

28 febbraio 2015, Libreria Ibis – BOLOGNA

Presentazione Ibis ridotta

I prodromi della ricerca che ha reso possibile questo libro e le carte divinatorie che lo accompagnano si manifestano molto presto nella vita di Luisa: fin da piccola sentiva premere dentro di sé il movimento che porta alla danza e fin da bambina ha iniziato la formazione alla danza classica, continuata poi in India, in età ormai adulta, con il teatro-danza tradizionale Odissi e di altre tradizioni. Negli anni Novanta infatti iniziano i lunghi periodi vissuti in India insieme a Paolo Pacciolla, suo compagno di vita e di ricerca, musicista e appassionato studioso dei tamburi a cornice (insieme  hanno scritto La Gioia e il Potere. Musica e Danza in India, 2008). E poi un avvenimento spartiacque, l’incontro con la pratica delle Dakini, portata in Italia da Vicki Noble nel 2006 e a cui Luisa si accosta dall’anno successivo.

Ed è lì che ci siamo incontrate ed è lì che vedendo danzare Luisa ho ricordato come le movenze e le posture del corpo che si animano in figure possano parlare direttamente al cuore, raccontando con nitidezza storie ed emozioni senza passare attraverso il velo della mente e della parola.

Le Dakini, danzatrici del cielo della tradizione tibetana conosciute in India come Yogini, sono state dunque la scintilla creativa che ha messo in moto questa ricerca icui vari elementi erano già pronti. Anche perché Luisa e Paolo da tempo, in un paese grande come l’India, soggiornavano proprio a Bubaneshwar in Orissa, a pochi kilometri da Hirapur e dal tempio rotondo delle Yogini. Lo avevano già visitato, ma le sue 64 statue di Yogini, accompagnate da 9 Guardiane e da 4 figure maschili di Bahirava (una sorta molto speciale di “uomini fuori legge”) hanno cominciato a lanciare il loro richiamo solo dopo l’incontro con le Dakini.

Dakini e Yogini sono entità pienamente femminili, come i loro corpi seminudi mostrano con tutta l’evidenza, l’abbondanza e la sinuosità di forme e rotondità, ma non sono seduttive o materne secondo i cliché della sessualità patriarcale. Sono aldilà del consueto sguardo maschile. La loro energia, per un attimo fermata nel singolo fotogramma della posizione propria di ciascuna, è energia pura, irrefrenabile, gioiosa, anche terribile e feroce perché quando si accende non conosce ostacoli. Energia erotica come è l’eros nella sua dimensione cosmica prima che animale e umana.

E non stiamo parlando di figure e/o idoli appartenenti all’età dell’oro delle società matriarcali del Neolitico, quando il sesso era sacro, ma di templi e statue e dipinti che, nel caso dell’India, cominciano ad apparire a partire dall’VIII secolo dell’Era Comune. Miranda Shaw, nel suo libro Illuminazione appassionata, approfondisce molto bene questo movimento di rinascita della spiritualità dal basso proprio del periodo Pala della storia indiana, in cui il fervore religioso fu guidato, in rigetto delle astrattezze braminiche, da gente comune (locandiere, calzolai,tessitrici, uccellatori, vignaiole e fabbricanti di frecce) prima che da monaci e monache. Le donne furono le maestre di questo inizio del Tantrismo, donne libere e illuminate, che insegnavano la via dell’Unione Sacra attraverso la venerazione del corpo/mente femminile.

Questo tipo di energia, raccolta conservata ibernata nel Cerchio di Pietra del tempio di Hirapur, sembrava insomma aspettare uno sguardo, un rito, una presenza che sapesse riconoscerla, ri-sprigionarla riportando le danzatrici del cielo nelleloro forme di pietra, ri-animandole.

Luisa nel libro ci riaccompagna passo passo dentro al tempio, rivive la fisicità deicolori, dei suoni, delle presenze, ci fa sostare davanti a ogni statua e ci aiuta ad allenare il nostro sguardo a vedere ciò che sono e ciò che mostrano, anche con l’aiuto delle necessarie coordinate storiche, mitologiche eartistiche.

A sostegno dello sguardo e del viaggio di Luisa, annoto qui la voce di un’altra viaggiatrice, questa volta indiana ma di cultura anche europea, Giti Thadani, studiosa dei Rg Veda e conoscitrice del sanscrito, che ha scritto di questo e degli altri templi di Yogini in India nelsuo libro Moebiustrip, un Penguinbook del 2003.

Nel primo capitolo di La danza segreta delle Yogini Luisa racconta dell’ingresso nel tempio e poi nel lungo capitolo quarto mostra e descrive le 64 posture, volti, abiti e oggetti sacri delle Yogini. E la voce di Giti Thadani riflette, quasi in controcanto:

“L’entrata al tempio è come un portale d’accesso al centro di un cerchio creato dalla somma di tutte le yogini, dalla somma delle infinite potenzialità. L’infinito non ha forma – è oltre i numeri, oltre i confini – e tuttavia è la possibilità di tutte le forme, la somma dei diversi dettagli ben individuati  Ogni dettaglio è unico, tuttavia è parte di una sottostante unità cosmologica. Un’unità che non è un “uno” omogeneizzato, ma uno “zero” infinitamente intricato.”

E ancora si domanda: “Il tempio precedette forse le sculture? Che furono aggiunte dopo, in memoria, quando morì la tradizione vivente? Le donne hanno abitato inquesti siti come yogini viventi? Hanno meditato in queste nicchie, hanno costruito il tempio stesso? Archeologi e storici si domandano chi possa averli costruiti, perché non ci sono riferimenti a re o regine (ma per Hirapur Luisa ha individuato la probabile regina comittente). E tuttavia” conclude Giti, “c’è abbondanza di informazioni nelle sculture, nell’architettura e perfino nelle iscrizioni, abbastanza per decodificare questi misteri”.

Proprio il compito cui Luisa si è dedicata, per esempio ricostruendo le parti spezzate e mancanti di ogni nicchia basandosi sulla simbologia della mitologia e dell’iconografia classica, oppure ri-componendo mani, braccia, oggetti mutilati nel disegno delle carte rotonde divinatorie, una per ciascuna Yogini.

Nella tradizione popolare, Dakini e Yogini fanno paura, non portano niente che sia rassicurante o riconoscibile come energia femminile nutriente e paziente.

Piuttosto sono associate all’immagine di streghe. Simili, nel contesto europeo, alle Erinni, alle Menadi, alle Walchirie … Tutte donne che si muovono in gruppo …

“Sembra, osserva ancora Giti, che le Yogini siano volate via dai loro involucri di pietra. Ma sembrano anche pronte a tornare per accelerare con la loro danza il Vortice del Kaliyuga in cui stiamo vivendo. Kaliyuga è il tempo del grande conflitto. Il mito racconta che al suo termine le donne torneranno a governare la famiglia, che le caste basse e i fuori casta andranno al governo e che le caste finiranno. E la sessualità tornerà a celebrarsi in rituali di piacere e le nascite diminuiranno”.

Così Giti Thadani. A me, concludere questa breve introduzione con una invocazione:

La danza in cerchio delle Yogini ri-animate possa innalzare vortici di energia capaci di trasformarsi repentinamente in tornadi e cicloni. Che le donne, in tutti i continenti, che hanno ricominciato a radunarsi in cerchi, possano essere pronte a ri-accogliere questa energia.

 Daniela Degan

 15 Gennaio 2015,  Galleria Varsi – ROMA

libro roma galleria varsiDedica a Machig Labdron … Lei è una donna di saggezza, donna di questo mondo, una fondatrice, una danzatrice dei cieli.

E’ una dakini nera.
La donna può essere la portavoce di una nuova progenie che rinasce dalla ri-unione dello spirito con il corpo e canalizza antiche conoscenze, danze segrete, trame nascoste …
Luisa è questa donna capace con il suo libro di ri-costruire una forma perfetta di danza con i suoi quattro Bhairava e le 64 yogini riccamente ornate di simboli e attributi.
I corpi parlano, Luisa li ascolta e li decifra … narrano antiche storie, giunte dalla tradizione orale, Luisa tesse e sintetizza con l’arte della parola e del disegno, Luisa crea dal vuoto, un vuoto lasciato da vandali nei secoli, mani oltraggiose che distruggono altre mani femminili, i loro corpi restano …. in questo tempio circolare che appare sempre luminoso e colorato di rosso.

Luisa domanda: chi siete?
Guardiane della terra … corpi che esaltano la Vita, corpi come specchio del macrocosmo …
il loro corpo è “veicolo principale per la trasformazione spirituale e nel corpo è riflessa la sacralità delle ragioni dell’esistenza”.
I corpi delle yogini che si riuniscono in cerchio, cerchio sacro di donne … loro emanazioni di Kali? il tempio la loro piattaForma di atterraggio
e danzano su fiori di loto dai petali d’oro, sui corpi di animali, di pedane, di alberi, hanno due, quattro otto braccia … che impugnano il vajara, la campana, l’ascia, il mala e la spada
… e poi si oltrepassa la soglia!
Luisa sostenuta dalla sua grazia naturale, intesa come qualità dell’anima, oltrepassa quella soglia … nell’atto di creazione … intravede l’ incredibile forma delle danzatrici, il suo tratto colorato ri-dona loro forma ed eccole intere come se da un momento all’altro dovessero spiccare un nuovo volo …..
…. si può correre il rischio di cadere e crollare nel precipizio della fantasia? … nessun freno …. ci vuole intento e coraggio per lasciare che tutto avvenga ….. e dentro sale qualcosa di potente …. che non è potere …oltre a trovare le parole, visualizza i colori degli elementi … è una specie di forza liquida … che la pervade …. una febbre benefica ad ogni giro di cerchio, irrazionalmente incontrollabile … l’immaginale e l’irrazionale non sono malleabili … trascina lontano ….. arrivando in mondi non comuni … il colore la possiede
Il colore rosso, il sangue e il corpo delle donne nel rituale e nella celebrazione che si rinnova ad ogni luna e che non chiede sacrifico, un rituale etico, il sangue della vita.
Rosso, il colore simbolico di vajara yogini, il colore che adorna i corpi delle donne e che le protegge, collane, braccialetti, cinture, orecchini e anelli l’emanazione simbolica, così come gli ornamenti, del loro potere e della conoscenza
E’ dentro il battito del tamburo, battiti del cuore cosmico, del cuore di velluto nero ..
Ossessioni? …. No è la terra dell’ Orissa che la chiama!
Luisa risponde con le 64 fiabe nascoste, ricomposte nei disegni che concede come una Dea alla incredulità e allo stupore delle nostre anime fanciulle … ma ecco giunge eccola sulla soglia, lasciatevi tutto alle spalle e troveremo la bellezza del vuoto che si fa piena luce!

Rassegna I LIBRI DI MARZO AL FONDO VERRI

Iniziativa di “Artigiana – La casa degli autori 2015” programma della Attività Culturali della Regione Puglia

Dialoga con l’autrice Carla Lezzi

Musiche Paolo Pacciolla

6 marzo 2015 – LECCE

 

 

 La Civiltà della Dea e La Danza Segreta delle Yogini

con Maria Grazia Pelaia e Luisa Spagna

Associazione Laima in collaborazione con Libreria Fenice

 8 MAGGIO 2015  – TORINO

 FENICE LIBRERIA IO E PELAIAFENICE LIBRERIA PUBBLICO

 II Edizione I Linguaggi della Sperimentazione

organizzato da The International Association Of Lions Club
Auditorium ex Convento Santa Chiara
3 MAGGIO 2015 BRINDISI

NEL TEMPIO CIRCOLARE DELL’ORISSA

Un viaggio tra racconto, danza, musica, immagini

con Luisa Spagna su musiche di Paolo Pacciolla

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