PONGALA milioni di donne per il cibo della Dea di Attukal di Luisa Spagna

PONGALA

Milioni di donne per il cibo della Dea di Attukal

di Luisa Spagna

photo credits: Paolo Pacciolla

 

Trivandrum, 2 marzo 2018

Celebrazione della Pongala

Il 2 Marzo ero presente tra le milioni di donne che si ritrovano per il rito annuale della Pongala intorno al tempio della Dea di Attukal a Trivandrum o Thiruvanthapuram,  capitale del Kerala.

Da un piccolo rito celebrato dalle donne del luogo, negli ultimi anni è diventato uno dei più grandi raduni al mondo di donne. Milioni di donne.

L’ultimo dei dieci giorni di celebrazione dedicati alla Dea di Attukal, chiamata Attukal Amma, è un giorno lungo. La preparazione inizia già alla vigilia, quando le donne dei villaggi vicini raggiungono la capitale e si accampano nel posto in cui cuoceranno la Pongala. Quel giorno in particolare, i canti devozionali o bhajans sono programmati ad alto volume agli angoli di ogni strada, e non cessano neppure per tutta la notte. I venditori di stoffe bianche, che serviranno a coprirsi il capo dal caldo e dallo smog dei fuocherelli, hanno un gran da fare. Le donne sono indaffarate nell’acquisto delle terracotte e degli ingredienti necessari per cuocere il cibo della Dea.

L’arrivo della sera è accolto da luminarie di diversi colori appese sugli alberi e lungo tutte le strade, cosi’ come le decorazioni tipiche del Kerala fatte di foglie fresche di palma.

Non si può andare a dormire, eppure per poche ore bisogna farlo per poter essere in forma per il giorno dopo, quando il rituale costringe ad un lungo tour de force sotto il sole.

Alle tre del mattino quasi tutta la popolazione è già attiva. L’auto con il gruppo delle donne indiane che mi aiuteranno a svolgere il rito della Pongala è puntuale sotto casa e l’eccitazione di tuffarsi nella folla diventa ancora più forte.

Lungo il percorso il traffico è intenso. Con l’auto si può arrivare solo fino ad un certo punto nelle vicinanze del tempio, il resto del percorso bisogna farlo a piedi. Cariche di tutto l’occorrente ci incamminiamo ancora al buio nella folla, sotto una splendida luna piena.

Di fronte al tempio, una fila di donne lunga diversi metri è in già in attesa per la prima darshan, la visione del mattino alla Dea di Attukal. Le altre donne invece, sono indaffarate a sistemare con cura il proprio spazio per la cottura della Pongala.

Donne nella notte intorno al tempio e una splendida luna piena in alto a destra.

Tutte le case vicino al tempio sono aperte e messe a disposizione dai proprietari per le donne partecipanti al rito. E’ un atto di devozione, in cui dare ospitalità, cibo e cura alle donne è come darlo alle Dea in persona.

Le case aperte diventano veramente la propria casa. Nelle cucine il cibo  è pronto, caldo e abbondante per tutte. Le camere da letto sono a disposizione per chi ha bisogno di riposo. L’acqua fresca disponibile nel frigo. Caffè e chai in quantità illimitata servito a richiesta.

Nella casa che mi ospita, molte donne sedute sulle stuoie terminano di preparare il cibo da cuocere. Il riso, lo zucchero grezzo di canna o jaggery, ghee o burro chiarificato, e noci di cocco fresche grattuggiate sono gli ingredienti base del cibo offerto alla Dea. Con questa mistura alcune donne preparano delle grandi polpette su cui imprimono i polpastrelli per segnare gli occhi, il naso e la bocca e strasformarle a simbolo dei volti della dea; altre donne avvolgono pezzi dello stesso composto in foglie di banana a formare degli involtini; altre ancora si danno il turno su di un arnese poggiato a terra per grattuggiare le noci di cocco.

Se nell’oscurità delle ultime ore della notte nell’aria risuonano il vociare delle centinaia di donne,  con l’arrivo delle prime luce del giorno l’atmosfera intorno si fa più pacifica. In giro per le viuzze intorno al tempio per terminare i preparativi, mi ritrovo a camminare calma, presente, per nulla stanca. Il giorno del rituale Pongala non ci sono altre preoccupazioni, cose da fare, pensieri che occupano la mente se non la preparazione all’incontro con Lei, la Shakti, l’energia suprema femminile origine di tutte le cose.


Intorno alle 9.00 del mattino ogni donna ha già a disposizione i suoi tre mattoni di terra rossa, una terrina di terracotta, e tutto il necessario radunato intorno alla propria postazione.

All’ora prevista da un calcolo astrologico, la fiamma parte dal sancta sanctorum ad accendere i milioni di fuocherelli. Il fuoco viene portato a tutte le donne, dal tempio per tutte le strade della città fino alle estreme periferie, grazie all’aiuto di uomini volontari che  partono veloci in sella ad una moto. L’avvio del rituale è  segnato dal suono di tamburi, campane e sopratutto dall’ulala delle donne che si espande per chilometri.

A questo punto la preoccupazione principale è quella di tenere vivo il fuoco alimentandolo con le foglie di palma essiccate, e portare l’acqua nelle terrine ad ebolizione. Quando l’acqua bolle, viene messo il riso. L’acqua deve bollire, farsi schiumosa e straripare dalla pentola. A questo punto il rituale è al suo culmine. E’ nel momento in cui la schiuma si riversa che si è sicure che la Dea è li e sta gradendo la nostra offerta. Anche questo momento è segnato dall’ ulala delle donne. Mentre si è impegnate con la propria terrina, si può sapere dove è presente la Dea dall’ ulala delle donna che in quel momento sta ricevendo la sua visita.

Nei giorni precedenti mi sono chiesta come avrei resistito sotto il sole a picco e tra tanti fuocherelli. Ho immaginato che ad un certo punto avrei abbandonato la mia terrina, chiesto scusa alla Dea e mi sarei rifugiata al fresco. Mi sono anche rassicurata dicendomi che sarei arrivata fin dove le mie forze me lo avrebbero consentito. Non è stato così. Ho fatto tutto il rituale, perché quando il fuoco sacro è arrivato e io mi sono messa al lavoro, non ho più avvertito il caldo. In quelle due ore sotto il sole infuocato, avevo solo un compito tra milioni di donne: richiamare la shakti, la forza primoridale femminile nel mondo. Come donna incarnante la dea, in quel momento il mio unico scopo era unirmi alle altre voci di milioni di donne e portare la mia benedizione alla terra, all’umanità, alla natura, al mondo così in sofferenza di cui facciamo parte.

Ma dove sono gli uomini quel giorno mentre milioni di donne sono radunate insieme? Gli uomini sono a disposizione delle donne: alcuni in casa a badare ai bambini piccoli o ai genitori anziani; altri ad aiutare le donne a trasportare l’occorrente, tra cui grandi sacchi di fascine di foglie secche di palma; altri ad accompagnare e poi riprendere le donne con le auto  nel traffico più caotico; altri ancora hanno trascorso la notte ad aiutare le donne ad assicurarsi una buona collocazione e infine gli uomini delle case aperte, ad assicurare che alle loro ospiti non manchi nulla. Gli uomini sono al margine in quel giorno, ma la loro collaborazione è indispensabile affinché le donne possano riconongiungersi con la Shakti. In quel giorno, almeno per un giorno, ogni donna e’ la Dea in persona.

A rituale finito, dopo ben circa dodici ore, sono ritornata a casa. Per le strade la polizia collaborava per smistare il traffico, gli operatori ecologici a ripulire la città, e i cittadini a mantenere la calma in fila con le proprie auto perché il traffico potesse scorresse. Cosa quest’ultima alquanto rara e insolita per le affolate e stressanti strade indiane!

Il più grande raduno mondiale delle donne mi è sembrato essere in realtà, il più grande raduno di una comunità. Donne e uomini insieme, almeno per un giorno, per onorare la Shakti.

Jai Ma! Jai Dea di Attukal!


In attesa del fuoco sacro


L’autrice mentre cuoce la Pongala

 

Per maggiori approfondimenti sul rituale della Pongala rimandiamo ad un saggio della stessa autrice in via di pubblicazione.

Luisa Spagna Danzatrice, Danzaterapeuta in formazione Dmt ER, Artista e libera ricercatrice dei culti Shakta. Autrice di diverse pubblicazioni tra cui La danza segreta delle Yogini. Il tempio di Hirapur (Venexia, 2014). Dal 1995 vive tra l’Italia e l’India – Orissa e New Delhi -e dal 2016 in Kerala.

Paolo Pacciolla Etnomusicilogo (PhD Durham Univesity, UK) , polistrumentista. Docente al Conservatorio di Musica A.Pedrollo. Dal 1995 vive tra l’Italia e l’India (Orissa e New Delhi), dal 2016 in Kerala come Senior Fellow ICCR affiliato alla Kerala University.

 

Questo articolo e’ di proprieta’ di Luisa Spagna Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione anche parziale è vietata senza autorizzazione scritta.

 

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